È stato per lungo tempo un mondo lontano dalla società, relegato ai margini, confinato dentro mura che dovevano contenere e imprigionare le malattie. Il manicomio, dove finivano un tempo persone di ogni tipo, non solo malati mentali, è stato soppresso in Italia da molti anni, ma le sue storie hanno continuato a rivivere nei ricordi di pazienti e operatori.
Quest’ultimi, divenuti a tutti gli effetti infermieri, hanno comunque continuato a operare presso strutture che finalmente avevano finalità diverse, di salute e di recupero sociale. In questo breve scritto Pierluigi Casellato racconta la sua esperienza a contatto con la diversità, con un mondo che è spesso difficile da decifrare se non lo si conosce dall’interno, ma che come testimonia l’autore regala anche tante emozioni positive e invita a una riflessione ancora oggi sui significati profondi che stanno dietro a situazioni di disagio mentale e di ricerca della salute.
Pierluigi Casellato è nato a Porto Tolle (Ro) nel 1953. Sposato dal 1974, vive a Vespolate (No). Assunto come allievo infermiere nel 1975 dalla Provincia di Novara, dal 1978 al 1983 ha prestato servizio presso l’Ospedale Maggiore di Novara nel reparto psichiatrico (S.P.D.C). Dal 1983 ha operato nel Servizio Psichiatrico territoriale come infermiere, dal 2002 come coordinatore del personale del comparto presso l’ambulatorio del C.S.M. del Dipartimento di Salute Mentale (DSM) ASL 13 di Novara, dal 2005 presso le strutture residenziali riabilitative dello stesso DSM. Dal 2008 in pensione, dopo quasi trentatré anni di Psichiatria, oggi prova a scrivere per ricordare.






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